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Giava

Giava, l’isola dove natura, spiritualità e vita quotidiana si incontrano

Il maestoso complesso di Prambanan, cuore dell’Induismo a Giava


PRAMBANAN – Induismo
BOROBUDUR – Buddismo


PRAMBANAN – Induismo

Dopo la visita al palazzo del Sultano di Yogyakarta, il giorno successivo partiamo alla volta di Prambanan.
Il complesso templare colpisce immediatamente per la sua imponenza e per lo slancio verticale delle sue torri, tipico dell’architettura induista. Sorge in una vasta pianura tra risaie e villaggi, e già da lontano domina il paesaggio, catturando lo sguardo ancor prima di varcare l’ingresso del parco archeologico.

Quando lo visitammo noi, a metà degli anni ’80, Prambanan non era ancora stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO: lo sarebbe diventato solo nel 1991. Insieme al Borobudur, rappresenta uno dei complessi di architettura religiosa più straordinari di tutto il Sud-Est asiatico.
Il sito è organizzato secondo una rigorosa geometria simbolica: tre grandi quadrati concentrici che si irradiano verso l’esterno. Come accadde anche per il Borobudur, intorno al X secolo, con lo spostamento del potere politico e religioso, il complesso venne progressivamente abbandonato, lasciato in balìa dei terremoti e della vegetazione tropicale.
Un violento sisma nel XVI secolo provocò ulteriori crolli. Nel 1733 l’olandese Lons descrisse il tempio come in gran parte sepolto e ricoperto dalla giungla. Successivamente gli inglesi, guidati da Collin Mackenzie, studiarono il sito dopo che Stamford Raffles si era imbattuto casualmente nelle rovine nel 1811. I primi restauri iniziarono nel 1830, ma il tempio principale di Shiva fu completato solo nel 1953. Ancora oggi i lavori di recupero continuano, anche a causa dei danni provocati da terremoti più recenti.

Il cosmo indù scolpito nella pietra
Prambanan non è solo un insieme di templi: è una rappresentazione simbolica dell’universo secondo la cosmologia induista.
Il complesso è suddiviso verticalmente in tre livelli:

  • Bhurloka, la base, rappresenta il mondo dei mortali, dominato dal desiderio e dalla materia.
  • Bhuvarloka, la parte intermedia, è il mondo di mezzo, il luogo del distacco dai beni terreni e dell’avvicinamento alla verità.
  • Svarloka, la parte più alta e sacra, rappresenta il regno degli dèi.

Sul piazzale centrale rialzato sorgono undici templi principali. Il più imponente è quello dedicato a Shiva, alto circa 50 metri, affiancato dai templi consacrati a Vishnu e Brahma. Davanti a ciascuno di essi si trovano templi minori dedicati ai veicoli delle divinità, elementi fondamentali nella simbologia induista.
Brahma è il Creatore, l’architetto dell’universo; Vishnu il Conservatore, colui che interviene per ristabilire l’ordine quando il mondo è in pericolo; Shiva il Distruttore, ma anche colui che rende possibile la rinascita. Questo equilibrio tra creazione, conservazione e distruzione è il cuore stesso della visione induista del cosmo.

I templi minori e l’armonia religiosa

Dal primo quadrato si passa al secondo, che si sviluppa in modo simmetrico attorno allo spiazzo centrale. Qui si trovavano originariamente 224 templi minori, tutti uguali, noti come templi Perwara, ovvero templi “complementari” o “protettori”. Oggi molti sono in rovina, ma anche così è facile immaginare la vastità e la potenza originaria del complesso.
Nel parco archeologico sorgono inoltre altri templi meno noti, come Sewu, Bubrah e Lumbung, di tradizione buddhista. La loro presenza, accanto a Prambanan, testimonia l’armonia religiosa che ha caratterizzato l’Indonesia per secoli, dove induismo e buddhismo hanno convissuto senza conflitti. Il terzo e ultimo spiazzo, circondato da mura e privo di edifici religiosi in pietra, era probabilmente destinato alle attività pratiche: la preparazione delle offerte, l’accoglienza dei pellegrini e gli alloggi dei sacerdoti. Queste strutture, costruite in legno, non sono sopravvissute al tempo.

Prambanan oggi
Oggi Prambanan è tornato a essere anche un luogo vivo. Gli indù di origine balinese vi celebrano nuovamente riti e cerimonie, restituendo al tempio la sua funzione spirituale originaria. Camminare tra queste torri di pietra, sapendo di trovarsi in un luogo che ha attraversato secoli di abbandono, distruzione e rinascita, lascia una sensazione profonda di continuità tra passato e presente


Il Monumentale tempio Buddhista di Borobudur
BOROBUDUR – Buddismo

A poca distanza da Prambanan, ma su un piano spirituale completamente diverso, si trova Borobudur, il più grande monumento buddhista del mondo.
Se Prambanan si slancia verso il cielo con la forza delle divinità indù, Borobudur invita invece a salire lentamente, in silenzio, come in un percorso interiore.
Costruito tra l’VIII e il IX secolo dalla dinastia Sailendra, Borobudur non è un tempio nel senso classico, ma una montagna sacra: una gigantesca struttura a gradoni che si percorre in senso circolare, seguendo un cammino simbolico che rappresenta il passaggio dal mondo del desiderio a quello dell’illuminazione.
I bassorilievi, migliaia di pannelli scolpiti nella pietra, raccontano la vita del Buddha, le leggi del karma, la sofferenza e la liberazione. Salendo, le immagini diventano sempre più essenziali, fino alle terrazze superiori, dove le stupa traforatecustodiscono statue del Buddha immerse nel silenzio.
Qui non c’è trionfo né monumentalità esibita: c’è ordine, misura, meditazione.

All’alba, quando la nebbia si solleva lentamente dalla giungla e dalle risaie sottostanti, Borobudur appare come sospeso tra terra e cielo, fuori dal tempo.

Prambanan e Borobudur, così vicini eppure così diversi, raccontano meglio di qualunque libro la straordinaria convivenza religiosa e culturale che ha attraversato Giava e l’Indonesia nel corso dei secoli.



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