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Oman

Il mio primo incontro con l’Oman

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Quando dici che vai in Oman, succedono quasi sempre due cose.
La prima è che amici e parenti aprono Google Maps per capire dove sia.
La seconda è che ti dicono di stare attento.
In realtà, il Sultanato gode di una tranquillità sorprendente. Nel 2017 è stato classificato tra i paesi più sicuri al mondo per chi viaggia, e da anni rappresenta un’eccezione nel panorama mediorientale. Una pace che non è solo statistica, ma si percepisce nel quotidiano, nei gesti, negli sguardi, nel modo in cui si viene accolti.
A contribuire a questo clima è anche la composizione religiosa del paese. Gran parte della popolazione è ibadita, una corrente dell’Islam che si pone come “terza via” tra sunniti e sciiti e che fonda la propria filosofia sulla tolleranza, sul rispetto delle differenze e sulla responsabilità individuale davanti a Dio. Qui nessuno si sente fuori posto: chi indossa il velo lo fa liberamente, chi veste all’occidentale non deve preoccuparsi. Basta solo un po’ di buon senso quando si entra nei villaggi più tradizionali, come segno di rispetto verso chi ci accoglie.

La Grande Moschea del Sultano Qabus


La storia recente dell’Oman è legata indissolubilmente alla figura del sultano Qaboos, uomo colto, cresciuto in Inghilterra, che nel 1970 ha trasformato un paese povero e tribale in una nazione moderna, senza però stravolgerne l’anima. La modernizzazione qui non ha mai significato imitare altri modelli: niente grattacieli, edifici mai oltre i sette piani, attenzione al paesaggio e alle architetture tradizionali. Perfino gli antichi villaggi di fango vengono preservati, costruendo nuove abitazioni accanto alle vecchie, senza cancellarne la memoria.


Qaboos credeva profondamente nel dialogo tra culture, e anche per questo ha voluto un grande teatro dell’opera a Muscat, simbolo di un paese aperto al mondo ma saldo nella propria identità. Un luogo elegante e accessibile, frequentato anche dalla popolazione locale, dove la musica diventa linguaggio universale.
L’Oman è un paese che sorprende: montagne aspre, canyon profondi, deserti infuocati, colline verdi, un mare intenso e spiagge lunghissime e deserte. È una terra che evoca storie antiche, la Via dell’Incenso, i commerci millenari, un passato che non appare mai come qualcosa di lontano o musealizzato.


Viaggiando qui si ha spesso la sensazione di essere ospiti temporanei di un tempo più lento, dove il presente convive senza strappi con ciò che è stato. È questo equilibrio, fragile e prezioso, che rende l’Oman diverso da qualsiasi altro paese della penisola arabica.

Il mio viaggio è iniziato da qui.
Il Sud, Salalah e il Dhofar, meritano un racconto a parte.


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