Dove il deserto diventa verde e l’ospitalità ha il volto delle persone


L’Oman ci ha colpiti fin da subito per una sensazione rara: quella di un Paese ordinato, pulito, efficiente, ma mai freddo. Le città sono curate, ben illuminate, le strade scorrono senza caos e i servizi funzionano con una naturalezza che non ostenta nulla. Tutto sembra al suo posto, senza eccessi.
La povertà esiste, come ovunque, ma per molti anni il governo ha garantito agli omaniti un buon tenore di vita, sostenendo istruzione, sanità e alloggi. Negli ultimi tempi, con il calo del prezzo del petrolio, anche qui qualcosa è cambiato: soprattutto i giovani faticano a trovare spazio nel settore privato. Eppure, nulla traspare in modo drammatico. L’impressione è quella di un Paese che affronta le difficoltà con dignità e discrezione.
Abbiamo lasciato l’Oman con la sensazione di aver conosciuto un luogo capace di evolversi senza perdere la propria identità. Un equilibrio sottile tra tradizione e modernità, tra sviluppo e cultura, tra efficienza e ospitalità. Ancora oggi, ripensando a questo viaggio, ci sorprende come un Paese così poco toccato dal turismo di massa riesca a lasciare un segno tanto profondo.
La nostra prima impressione, maturata anni fa durante una breve visita a Mascate, non è cambiata. Questa volta abbiamo scelto il sud del Paese, la regione del Dhofar, con base a Salalah. Da lì, abbiamo deciso di muoverci in autonomia, noleggiando un’auto e lasciandoci guidare dalla curiosità.


Guidato oggi dal Sultano Haitham bin Tariq Al Said, salito al trono nel 2020 dopo la morte del cugino Sultano Qaboos bin Said, l’Oman è una monarchia assoluta che negli ultimi cinquant’anni ha vissuto una trasformazione profonda e pacifica.
Il Sultano Qaboos (1940–2020) ha governato dal 1970 al 2020, portando il Paese fuori dall’isolamento e costruendo uno Stato moderno: scuole, ospedali, strade, infrastrutture e una politica estera basata sulla neutralità e sul dialogo.
Il suo successore continua su questa strada, affrontando oggi la sfida della diversificazione economica per ridurre la dipendenza dal petrolio.
La stabilità del Paese si riflette anche nella sua moneta, il Rial Omanita, una delle più forti al mondo, e in un sistema di sanità e istruzione solide, gratuite per i cittadini.
Un Islam diverso: tolleranza e rispetto
L’Oman è a maggioranza musulmana, ma segue l’Islam ibadita, una corrente moderata e profondamente tollerante, quasi esclusiva di questo Paese.
Qui convivono senza tensioni sunniti, sciiti, cristiani e indù, soprattutto tra la popolazione straniera.
L’abbigliamento tradizionale è parte integrante della vita quotidiana:


- gli uomini indossano la dishdasha bianca,
- le donne vestono abiti lunghi e il velo, senza imposizioni rigide.
Anche il viaggiatore si sente accolto, purché rispetti con semplicità la cultura locale.
Nord e Sud: due Oman diversi
Viaggiare in Oman significa scoprire due anime.
L’Oman del Nord è più arido, dominato dal deserto, dalle montagne rocciose e da paesaggi severi.
L’Oman del Sud, il Dhofar, è una sorpresa continua: più verde, più umido, più morbido nei colori e nelle forme.
Qui, durante il Khareef, il monsone estivo trasforma montagne e vallate in un paesaggio quasi tropicale. Ed è proprio qui che si trova Salalah, punto di partenza del nostro viaggio.
Salalah: il primo incontro


Atterriamo a Salalah di sera, stanchi ma curiosi. Taxi, hotel e subito a dormire.
La mattina seguente, dopo una buona colazione, chiediamo informazioni alla reception. Il ragazzo, un egiziano che parla anche un po’ di italiano, ci spiega con gentilezza come funziona la navetta per la spiaggia.
Quando arriviamo, restiamo senza parole: chilometri di sabbia bianca finissima, mare turchese, palme e silenzio.
Il nostro viaggio comincia così, lentamente, con un primo giorno dedicato solo al mare e al respiro dell’oceano.
Wadi Darbat: dove nasce il verde



Il lunedì ritiriamo l’auto e ci dirigiamo verso il Wadi Darbat, una delle meraviglie naturali del Dhofar.
La strada sale tra tornanti e panorami spettacolari: la costa si allontana e il paesaggio cambia rapidamente. Vegetazione, vallate, acqua.
Ci fermiamo in una piazzola panoramica. Sotto di noi il wadi disegna il suo percorso sinuoso, mentre l’oceano si perde all’orizzonte. Poco distante, un piccolo bar immerso nel verde: pochi tavoli, silenzio assoluto, un caffè bevuto guardando la valle.
Durante il Khareef, ci raccontano, qui scorrono cascate e tutto si tinge di verde intenso. Anche ora, nella stagione più secca, il fascino è intatto.
Nel wadi incontriamo alberi di incenso, i celebri Boswellia sacra, dai tronchi contorti come sculture. Strofinando la corteccia, il profumo è intenso, antico, quasi sacro.
Intorno a noi dromedari al pascolo, gazzelle, falchi e aironi: un equilibrio perfetto tra acqua, terra e vita.
Khor Rori: sulle tracce della Via dell’Incenso



Ci spostiamo verso Khor Rori, antico porto del regno di Sumhuram.
Le rovine si affacciano su una laguna che si apre sull’oceano: pietra e acqua, passato e presente.
Qui transitava l’incenso destinato a Roma, alla Mesopotamia, all’India.
Camminando tra le mura, i magazzini e il tempio della divinità lunare Sin, immaginiamo mercanti, carovane, lingue diverse che si intrecciavano in questo crocevia millenario.
Mirbat



Mirbat ci appare sospesa tra ciò che è stato e ciò che sarà. Spiagge selvagge, barche di pescatori, silenzio. Poi le case: molte mezze demolite, altre abbandonate. Porte in legno intagliato resistono come ultime testimoni di un passato importante, quando Mirbat era un centro vitale del commercio dell’incenso e dei cavalli.
Eppure l’anima è ancora lì. Nei sorrisi, nei gesti semplici, nella lentezza.
La foresta di Baobab: l’Oman che non ti aspetti


Tra le esperienze più sorprendenti, la foresta di Baobab.
Giganti silenziosi, tronchi enormi, ombra fitta e un piccolo corso d’acqua che rende l’aria fresca e umida.
Qui incontriamo un gruppo di donne omanite che cucinano carne di cammello sul fuoco.
Ci sorridono, ci invitano con naturalezza a condividere il pasto. È un gesto semplice, ma profondamente autentico.
Ripartiamo con la sensazione di aver vissuto qualcosa di raro.
Taqah


A Taqah visitiamo il castello, antica residenza del governatore. Dalla terrazza, l’oceano da una parte e le palme dall’altra. Poi la spiaggia. Immensa. Dorata. E i dromedari che camminano liberi vicino all’acqua. Un’immagine quasi irreale: animali del deserto che incontrano il mare.
Mughsail Beach e i geyser del mare


La costa si fa selvaggia a Mughsail Beach. Onde potenti, vento, scogliere.
I blowholes di Marneef regalano uno spettacolo impressionante: l’acqua dell’oceano viene sparata verso l’alto con un fragore che sembra il respiro della terra.
Seduti in un capanno di legno, osserviamo il mare e il tempo sembra fermarsi.
Ash Shuwaymiyyah: tra canyon e oceano


Un viaggio lungo strade solitarie ci porta ad Ash Shuwaymiyyah, un luogo remoto e fuori dal tempo.
Scogliere a picco sul mare, canyon nascosti, acqua che scorre tutto l’anno creando oasi verdi inattese.
Qui la natura è sovrana, potente, essenziale.
Salalah: cultura, suq e spiritualità


Torniamo a Salalah per scoprire la città:
- la Moschea del Sultano Qaboos, elegante e solenne,
- il Suq di Al-Haffa, tra incenso, spezie e colori,
- il Giardino Botanico, un’oasi di pace e profumi.
E poi ancora il mare, le spiagge bianche, i pescatori che rientrano al tramonto, i dromedari che camminano vicino alla riva.
La gente dell’Oman
Prima ancora dei luoghi, sono le persone a raccontare davvero un Paese. Gli omaniti ci sono sembrati tranquilli, educati, mai invadenti. Sempre pronti a salutare, sempre con un sorriso. È difficile spiegare a parole quella sensazione di rispetto reciproco che si percepisce ogni giorno, nei piccoli gesti.
E uno di questi incontri lo porteremo per sempre nel cuore.L’ultimo giorno, diretti al Souq Al-Hafa, a una rotonda veniamo improvvisamente colpiti da un’auto. L’impatto ci fa girare su noi stessi, finendo nella corsia opposta. Per pura fortuna, in quel momento non arrivava nessun altro veicolo. Altrimenti, forse, questa storia non sarebbe stata raccontata.
Siamo scossi, spaventati, incapaci di comunicare con i ragazzi dell’altra auto. Poi, come spesso accade nei momenti più difficili, arriva qualcuno. Un’auto si ferma, scende un ragazzo. Parla solo arabo, ma con l’aiuto del traduttore riusciamo a capirci. Da quel momento, diventa il nostro punto fermo. Chiama la polizia, ci accompagna per gli accertamenti, parla con l’agenzia di noleggio, ci aiuta a restituire l’auto, ci accompagna perfino all’aeroporto e poi di nuovo in hotel. Prima di lasciarci, ci offre anche qualcosa da bere.
Si chiama Mohamed. Un ragazzo dal cuore immenso.
Una brutta esperienza che si è trasformata in uno degli incontri umani più belli del viaggio.
Arrivederci Oman



Lasciamo Salalah con un misto di malinconia e gratitudine.
Portiamo con noi il profumo dell’incenso, il silenzio del deserto, il verde inatteso del Dhofar e, soprattutto, i sorrisi delle persone incontrate.
Shukran, Oman.
Forse un giorno ci ritorneremo.


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