L’Isola del vento, della Luce e del Silenzio


Dopo Tenerife e Lanzarote, questa volta eccoci a raccontare Fuerteventura.
L’arcipelago delle Canarie (Spagna) è composto da sette isole principali – Gran Canaria, Fuerteventura, Lanzarote, Tenerife, La Gomera, La Palma ed El Hierro – ognuna con un carattere ben distinto. La Gomera, La Palma ed El Hierro sono isole montuose e verdi, punteggiate qua e là da spiagge di sabbia nera. Lanzarote e Fuerteventura mostrano invece paesaggi desertici e ampie spiagge di sabbia chiara. Gran Canaria è un vero continente in miniatura, capace di passare da zone subtropicali e fertili ad aree completamente aride. Tenerife, la più estesa, racchiude contrasti estremi: dalla vetta più alta della Spagna, che supera i 3.700 metri, alle spiagge più animate e turistiche.
La nostra scelta, questa volta, non poteva che cadere su Fuerteventura.
Un’isola da vivere in movimento
Abbiamo deciso di non soggiornare in un solo hotel, ma di spostarci quasi ogni giorno, fermandoci più a lungo solo nei luoghi che sentivamo particolarmente nostri. È stata una scelta vincente: ci ha permesso di esplorare l’isola in lungo e in largo, senza fretta. Le distanze, in fondo, non sono proibitive: da un’estremità all’altra dell’isola si percorrono circa 100 chilometri.
Le Canarie sono tutte di origine vulcanica e fanno parte del territorio del Regno di Spagna; dal 1982 costituiscono una Comunidad Autónoma. Dal punto di vista geologico, queste isole non sono altro che le punte emergenti di una vasta catena montuosa sottomarina, formatasi circa trenta milioni di anni fa. Un unico grande corpo, che i geologi definiscono Macaronesia, e che comprende anche Madeira, le Azzorre e Capo Verde.
La forza della semplicità
Rispetto a Tenerife e Lanzarote, Fuerteventura appare la più selvaggia. È un’isola che, per lunghi tratti, è ancora poco cementificata e si spera che lo resti – perché spesso la mano dell’uomo non valorizza, ma altera equilibri fragili.


Qui non ci sono alberi, non ci sono fiumi, non esistono grandi città, né cattedrali o opere monumentali. Non c’è caos, non ci sono centri commerciali o parchi divertimento. Ci sono l’oceano, spiagge immense di sabbia chiara e piccoli paesi che sembrano sospesi nel tempo.
Il vento, costante e instancabile, modella il paesaggio e la vita quotidiana. È proprio grazie a lui che Fuerteventura è diventata una mecca per gli sport acquatici: windsurf e kitesurf trovano qui condizioni ideali, attirando giovani e appassionati da tutto il mondo.
Perché on the road
L’anima di un luogo, quasi sempre, risiede nel suo territorio. A Fuerteventura ci si emoziona ovunque: lungo una strada solitaria, davanti a un mirador improvviso, su una spiaggia deserta. Con la nostra auto a noleggio abbiamo trascorso intere giornate sulle strade dell’isola, alla ricerca di sterrati, panorami inattesi e spiagge incontaminate, da nord a sud, da est a ovest.
In dieci giorni abbiamo cambiato sette hotel, dormendo in zone diverse, seguendo il ritmo dell’isola. Il viaggio ci ha regalato orizzonti di montagne nude, oceano infinito, nuvole basse, sole accecante, scoiattoli curiosi e caprette che attraversano la strada senza fretta.
Da Puerto del Rosario a Corralejo

Il nostro on the road inizia da Puerto del Rosario, sede dell’aeroporto. È una città particolare, dove una modernità un po’ disordinata – fatta di negozi e centri commerciali – convive con quartieri periferici di case semplici e vissute.
Proseguiamo verso il Parco Naturale delle Dune di Corralejo. In pochi chilometri il paesaggio cambia radicalmente: un ambiente quasi sahariano, dove alte dune di sabbia bianca scendono verso spiagge lambite da un oceano cristallino. Corralejo è senza dubbio la zona più turistica e vivace dell’isola: negozi di souvenir, locali, scuole di surf. Qui si respira l’energia dei surfisti, che hanno fatto di questo luogo uno dei loro paradisi.
El Cotillo e la costa ovest

Dalla costa nord ci spostiamo verso ovest, fino a El Cotillo. Le case color pastello, le porte dipinte, i piccoli locali affacciati sull’oceano ci conquistano subito. C’è un’atmosfera quieta, quasi fuori dal tempo.
La costa di El Cotillo regala spiagge splendide; tra tutte spicca La Concha, una baia a mezzaluna protetta dalle maree e dal vento. Qui ci fermiamo a dormire, cullati dal suono dell’oceano.
Attraversando il cuore dell’isola
Lasciamo la costa e ci inoltriamo verso il sud, attraversando l’interno di Fuerteventura. Il paesaggio cambia rapidamente: spariscono mare e sabbia, compaiono colline e montagne dai colori caldi.


Passiamo da La Oliva, piccolo centro circondato da spazi verdi, noto per il suo mercatino settimanale (martedì e giovedì). Noi, purtroppo, capitamo nel giorno sbagliato. Poco più avanti raggiungiamo la montagna sacra di Tindaya, alta circa 400 metri. Esteriormente non colpisce, ma il suo valore simbolico è immenso: per gli antichi aborigeni era un luogo sacro, come testimoniano le oltre 300 incisioni rupestri a forma di piede.
Proseguendo verso sud arriviamo al Mirador di Morro Velosa. La strada è impegnativa, ma il panorama sulla valle di Betancuria, visto da 669 metri di altitudine, ripaga ogni sforzo.
Verso il sud: Jandía e Morro Jable

Scendiamo ancora, passando per La Pared, nota per le sue scuole di surf, e raggiungiamo Costa Calma, fino a Morro Jable, dove ci aspetta l’hotel già prenotato.


La spiaggia di Jandía è un’emozione pura: chilometri di sabbia, dune che sembrano deserto, un mare dai colori incredibili. Tra rocce laviche e insenature naturali si formano piscine naturali di acqua bassa, tiepida, color celeste intenso, da cartolina.
Caleta de Fuste e il ritorno a nord
La tappa successiva è Caleta de Fuste, località turistica rinomata per i campi da golf e per una splendida baia a forma di ferro di cavallo, con un vecchio porto suggestivo e una grande spiaggia di sabbia dorata.

Gli ultimi due giorni li dedichiamo alla scoperta di villaggi e spiagge nei dintorni di Corralejo, chiudendo il cerchio del nostro viaggio.
Arrivederci Fuerteventura
Anche questa avventura giunge al termine. Riconsegniamo l’auto in aeroporto e rientriamo a casa con la testa ancora piena di vento, luce e silenzi. E con un pensiero fisso, che ormai conosciamo bene: il prossimo viaggio.

