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Creta 2019

Città Veneziane e storia millenaria della civiltà Minoica


Alle radici del nostro mondo

Mia moglie Maria aspettava questo viaggio dai tempi dei suoi studi classici.
Da allora ha sempre nutrito un rispetto quasi sacro per la civiltà greca.
Anch’io sono da sempre innamorato della Grecia, delle sue innumerevoli isole e della sua cultura millenaria.
Qui sono nati i miti, i poemi, la filosofia.
Qui è nata una lingua straordinaria, capace di contenere tutto: il pensiero, la scienza, la poesia.
In fondo è inutile girarci intorno: noi veniamo da loro.
Dalla democrazia di Atene, dai teoremi di Pitagora e Talete, dalla filosofia di Socrate e Platone, dallo sport, dagli dèi che sembrano aver pensato davvero a tutto.
Creta non è solo l’isola più grande della Grecia.
È un mondo a sé. Complesso, intenso, vissuto fino in fondo.


La civiltà minoica


La civiltà minoica, fiorita tra il 2000 e il 1450 a.C., è considerata la prima grande civiltà del Mediterraneo.
Prende il nome dal mitico re Minosse ed è stata riscoperta agli inizi del Novecento dall’archeologo britannico Arthur Evans.
Grazie alla sua posizione geografica, Creta sviluppò una potente talassocrazia, dominando le rotte commerciali del Mar Egeo fino all’Egitto, al Libano, al Mar Nero e all’Occidente.
Nella mitologia greca, Minosse è legato al labirinto, identificato proprio con il palazzo di Cnosso.
Forse “Minosse” non era un nome, ma un titolo: quello dei sovrani dell’isola.


Cnosso

Palazzo di Cnosso


A soli cinque chilometri da Heraklion si trova Cnosso, il più importante sito archeologico dell’età del bronzo a Creta.
Da solo vale il viaggio.
Il palazzo, privo di mura difensive, testimonia una civiltà avanzata e pacifica, arricchita dai rapporti con l’Egitto.
Verso il 1700 a.C. un cataclisma — probabilmente legato all’eruzione del vulcano di Thera (Santorini) — distrusse gran parte dei palazzi dell’isola. Cnosso fu ricostruita ancora più imponente, ma intorno al 1450 a.C. un incendio ne segnò il declino definitivo.
Qui mito e storia si fondono:
Minosse, Dedalo, Arianna, Teseo e il Minotauro non sono solo leggende, ma simboli di un mondo che ancora oggi ci parla.


Il nostro itinerario
Agios Nikolaos – Heraklion  63 km
Heraklion – Kolymvari  162 km
Kolymvari – Balos Beach  31 km
Kolymvari – Elafonissi Beach  51 km
Kolymvari – Agios Nikolaos  221 km


Verso Kolymvari

Dopo un giorno a Heraklion e la visita a Cnosso, ritiriamo l’auto e partiamo verso Kolymvari, un piccolo villaggio di pescatori.
L’hotel è sul mare, ma lo scegliamo soprattutto per la vicinanza a Balos.


Balos

Un paradiso raggiunto con fatica

La bellissima spiaggia di Balos

Balos è uno di quei luoghi che non si dimenticano.
Situata all’estremo nord-ovest dell’isola, offre uno spettacolo irreale: sabbia bianca finissima, mare dalle mille sfumature di azzurro, natura selvaggia.
Per raggiungerla si percorre una strada sterrata, in alcuni tratti a strapiombo sul mare, dove l’unica forma di vita sono caprette indifferenti al vuoto sotto di loro.
Maria, già in preda al panico, decide di proseguire a piedi. Io continuo con l’auto, rischiando un po’.
La fatica viene ripagata all’improvviso:
il mare appare dall’alto come un lago turchese, circondato da una lingua di sabbia chiarissima.
Un luogo fuori dal tempo. Un vero paradiso.


Elafonissi

La spiaggia più bella di Creta


Elafonissi, per me, è la spiaggia più bella di Creta.
Una laguna di sabbia bianca con riflessi rosati e acque bassissime color turchese.
Raggiungerla significa attraversare le gole delle Montagne Bianche, in un paesaggio mozzafiato.
Al tramonto diventa pura magia.


Agios Nikolaos


Agios Nikolaos è una delle località più famose dell’isola, affacciata sul golfo di Mirabello.
Una città elegante, con tracce veneziane, una chiesa bizantina del VII secolo e musei che raccontano la lunga storia di Creta.


Spinalonga

L’isola del silenzio


Spinalonga è un altro volto di Creta.
Un’isola piccola, affascinante, carica di storie e di dolore.
Fondata come fortezza veneziana nel 1579, passò poi agli ottomani e infine, nel 1903, divenne lebbrosario.
Qui vennero confinati i malati di tutta la Grecia fino al 1957.
Non vivevano in un ospedale, ma in una vera città: case, botteghe, chiese, moschee.
Nacquero amori, matrimoni, figli. Ma anche isolamento e sofferenza.
Camminare oggi tra quei vicoli è un’esperienza potente.
La sera l’isola diventa un punto nero nel mare, come se custodisse ancora le voci di chi ha vissuto e sofferto qui.

Spinalonga non si visita: si ascolta.


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