
Dopo il sud del Messico, in questo viaggio ci porta a esplorare il nord per poi andare nella Baja California.
Questo video è stato girato molti anni fa. Le immagini possono apparire un pò sbiadite perchè la tecnologia di allora era diversa di quella di oggi.
Come sempre, il nostro ingresso nel Paese è da Città del Messico, un passaggio quasi obbligato prima di cambiare completamente orizzonte. Da qui risaliamo verso Los Mochis, porta d’accesso a uno dei viaggi più intensi e sorprendenti del Messico.



Il treno ci conduce fino a Creel, attraversando la Sierra Tarahumara: canyon profondi, ponti vertiginosi, distese infinite di roccia e silenzio. Un viaggio lento, ipnotico, in cui il paesaggio impone il suo ritmo e invita semplicemente a guardare.
Rientrati a Los Mochis, proseguiamo in autobus verso Mazatlán, dove il Pacifico torna protagonista. Da qui raggiungiamo in aereo La Paz, punto di partenza per l’esplorazione della Baja California, una terra aspra e luminosa, sospesa tra mare e deserto.
In auto ci spingiamo fino a Mulegé, attraversando villaggi sperduti, case isolate, strade che sembrano non portare da nessuna parte. Qui il deserto non è vuoto: è spazio, silenzio, resistenza. La vita scorre lenta, essenziale, lontana da ogni urgenza.


Una delle esperienze più intense è la tappa a Puerto San Carlos, dove le balene grigie arrivano ogni anno per partorire. Vederle emergere in queste acque tranquille, così vicine alla costa, è qualcosa che resta dentro: un incontro silenzioso, rispettoso, che dà la misura di quanto l’uomo sia solo un ospite.
Il viaggio si chiude più a sud, tra Cabo San Lucas e San José del Cabo, dove la Baja California si assottiglia fino a incontrare i due mari, l’Oceano Pacifico e il Mar de Cortés, che qui si fronteggiano e si sfiorano.
In questo punto estremo della penisola si trova una spiaggia suggestiva e simbolica, conosciuta come la Playa del Amor, una striscia di sabbia racchiusa tra scogli scolpiti dal vento e dall’acqua. Il paesaggio è reso ancora più vivo dalla presenza di numerose colonie di leoni marini, immobili sulle rocce come antiche sentinelle, a guardia di questo confine naturale tra due mondi d’acqua.
È un finale naturale, quasi inevitabile, per un viaggio che ha attraversato deserti, canyon, oceani e silenzi.

