

Fuerteventura, il piacere di ritornare
Questo nostro secondo viaggio a Fuerteventura, il quarto alle Canarie e il secondo su quest’isola, è stato soprattutto un viaggio all’insegna del relax.
Avevamo già esplorato Fuerteventura in lungo e in largo durante la nostra prima visita. Questa volta, quindi, abbiamo scelto di viverla con ritmi più lenti, senza la necessità di rincorrere luoghi e paesaggi, concedendoci il piacere di fermarci e di godere semplicemente del tempo a disposizione.
Abbiamo scelto Morro Jable, all’estremità meridionale dell’isola, come punto di partenza per il nostro soggiorno. Un luogo dal quale partire per qualche escursione, ma anche dove ritrovare il piacere delle giornate tranquille, delle passeggiate e di quel mare che, anche quando lo conosci già, riesce sempre a regalarti nuove emozioni.
Non avevamo grandi programmi. Soltanto il desiderio di scoprire qualche angolo che ci era sfuggito durante il viaggio precedente. E così, tra il riposo e qualche uscita, siamo tornati a immergerci in quella natura aspra e selvaggia che rende Fuerteventura così diversa da molte altre destinazioni delle Canarie.
È un’isola dai contrasti sorprendenti. Il suo paesaggio vulcanico, modellato nel corso di milioni di anni, alterna montagne brulle, colline dalle tonalità ocra e rossastre, pianure aride e distese di sabbia che sembrano fondersi con l’orizzonte. La vegetazione è spesso rada, quasi nascosta tra le rocce, eppure questa apparente essenzialità possiede un fascino particolare. Qui la natura non ha bisogno di essere rigogliosa per essere spettacolare: bastano la forma delle montagne, la luce che cambia durante il giorno e l’immensità dell’oceano.
È una bellezza severa, essenziale, che invita a osservare e ad ascoltare. E proprio in questa parte meridionale dell’isola ci aspettavano due luoghi che ancora non conoscevamo.
Playa de Cofete: la bellezza della solitudine

La prima grande emozione è arrivata con la scoperta di Playa de Cofete, una delle spiagge più spettacolari e selvagge di Fuerteventura.
Raggiungerla non è semplicissimo. Da Morro Jable bisogna affrontare una strada sterrata e tortuosa, che si snoda tra montagne brulle e paesaggi quasi lunari. Un percorso che richiede attenzione e pazienza e che può scoraggiare chi preferisce raggiungere il mare attraverso strade più comode.
Ma è proprio questo isolamento a contribuire al fascino di un luogo di straordinaria bellezza.
Durante il tragitto, il paesaggio cambia lentamente. Le montagne della penisola di Jandía si alzano imponenti intorno alla strada, mentre il vento sembra accompagnarci per tutto il percorso. A ogni curva si aprono scorci sempre diversi, fino a quando, quasi all’improvviso, compare davanti a noi uno scenario immenso: una distesa di sabbia che sembra non avere fine, racchiusa tra le montagne e l’oceano Atlantico.
Cofete è questo: una spiaggia smisurata, selvaggia, dove la natura domina ancora incontrastata e dove l’intervento dell’uomo appare quasi irrilevante.

La sabbia si perde lungo la costa per molti chilometri, mentre le onde dell’Atlantico si infrangono con forza sulla riva. Alle spalle, le montagne di Jandía creano una cornice imponente, conferendo al paesaggio un carattere quasi primordiale.
Il vento, il rumore incessante del mare e l’assenza di costruzioni invasive contribuiscono a creare un’atmosfera difficile da descrivere. Non ci sono grandi stabilimenti balneari, file di ombrelloni o edifici a interrompere l’orizzonte. Ci sono il mare, la sabbia, le montagne e quella sensazione di libertà che soltanto certi luoghi sanno trasmettere.
Camminare qui significa sentirsi piccoli davanti alla grandezza della natura. Non occorre fare molto: basta guardarsi intorno, ascoltare il rumore delle onde e lasciarsi avvolgere da questa bellezza essenziale.
Cofete non è una spiaggia che ti conquista per i servizi o per la comodità di accesso, ma per ciò che riesce a trasmetterti. È un luogo che conserva un’anima selvaggia, dove il paesaggio sembra appartenere ancora a un tempo lontano e dove l’oceano ricorda, con la sua forza, quanto poco controllo abbiamo sulla natura.
Forse è proprio questo il suo fascino più grande: la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa che non ha bisogno di essere modificato, abbellito o reso più accessibile per essere straordinario.
Cofete è stata una scoperta meravigliosa. Una di quelle escursioni che giustificano da sole il ritorno in un luogo già visitato.
Playa de Sotavento: la magia della bassa marea
A Fuerteventura ci sono luoghi che sembrano cambiare volto seguendo il respiro dell’oceano. Playa de Sotavento è uno di questi.

Quando la marea si ritira, la spiaggia si trasforma in un paesaggio quasi irreale. Tra le dune di sabbia, l’acqua rimane raccolta in grandi pozze dalle forme mutevoli, creando specchi che riflettono il cielo e la luce. La sabbia disegna lingue chiare, le acque assumono sfumature che vanno dal turchese al blu e tutto sembra fondersi in un equilibrio perfetto tra terra, mare e cielo.
È uno spettacolo che non ha bisogno di parole. Basta fermarsi, guardare e lasciarsi avvolgere da quella bellezza silenziosa, così semplice eppure capace di suscitare meraviglia.
In certi momenti, Playa de Sotavento sembra un luogo sospeso fuori dal tempo, dove la natura si diverte a reinventare il paesaggio a ogni cambiamento della marea. Qualcosa di magico, che rimane negli occhi e nella memoria anche quando si è ormai lontani.
Playa de los Ojos: una meraviglia nascosta nella roccia
L’altra escursione ci ha portati alla scoperta di Playa de los Ojos, un piccolo angolo di costa nella penisola di Jandía, dove la natura ha modellato un paesaggio raccolto e suggestivo.
Qui lo scenario cambia completamente rispetto alla vastità di Cofete.
La spiaggia è piccola, appartata, incastonata ai piedi di alte pareti rocciose. Per raggiungerla bisogna lasciare la strada principale, percorrere una pista sterrata e affrontare un breve tratto a piedi. La discesa verso il mare conduce in un ambiente che sembra quasi nascosto, lontano dai luoghi più frequentati dell’isola.
È una di quelle piccole avventure che rendono interessanti i viaggi: sapere che, oltre la strada e al di là di una parete di roccia, si nasconde un luogo tutto da scoprire.
La particolarità di Playa de los Ojos è proprio la conformazione della costa. L’azione del mare ha modellato le pareti rocciose, creando cavità naturali e aperture che ricordano delle finestre affacciate sull’Atlantico. Da qui nasce il nome della spiaggia, legato proprio a questi caratteristici varchi nella roccia.
Il contrasto tra le pareti scure, le tonalità della sabbia e l’azzurro del mare crea scorci di grande suggestione. La luce penetra nelle cavità, cambia con il movimento del sole e disegna sulla roccia ombre sempre diverse. È un paesaggio raccolto, quasi intimo, nel quale la natura mostra un volto differente rispetto a quello, grandioso e aperto, di Cofete.

Qui non è l’immensità a colpire, bensì il senso di isolamento, la particolarità delle formazioni rocciose e la sensazione di trovarsi in un luogo appartato, dove il mare e la pietra raccontano una storia antica.
Le cavità sono uno degli elementi più affascinanti di questa costa, ma vanno esplorate con prudenza: le maree e le condizioni dell’oceano possono cambiare rapidamente, rendendo alcune zone difficili da raggiungere o poco sicure.
Anche qui, come in altri angoli di Fuerteventura, si percepisce quanto il paesaggio sia stato plasmato dalla forza degli elementi. Il vento e l’acqua hanno lavorato lentamente sulla roccia, scavando, consumando e trasformando la costa.
È una Fuerteventura meno conosciuta, fatta di piccoli angoli da cercare, strade da percorrere e paesaggi che si rivelano soltanto a chi ha voglia di andare un po’ oltre.
Anche questa escursione ci ha regalato qualcosa di diverso, ricordandoci che persino su un’isola che pensiamo di conoscere possono esserci ancora luoghi capaci di sorprenderci.
Ritornare per vivere, non soltanto per scoprire
Questo viaggio è stato diverso dal precedente.
La prima volta avevamo attraversato Fuerteventura in lungo e in largo, spinti dalla curiosità di conoscerne il territorio, le spiagge, i villaggi e i paesaggi. Volevamo vedere, esplorare, capire l’anima dell’isola. Questa volta, invece, abbiamo scelto di fermarci più a lungo, di concederci giornate tranquille e di partire soltanto quando c’era qualcosa che desideravamo davvero vedere.
Forse è anche questo il bello di ritornare in un luogo già visitato: non avere più l’urgenza di scoprire tutto, ma potersi permettere di scegliere.




Dopo tanti anni di viaggi, dopo aver attraversato paesi lontani, percorso strade sconosciute e incontrato paesaggi che ancora custodiamo nella memoria, impariamo a dare un valore diverso al tempo. Non sentiamo più il bisogno di riempire ogni giornata di tappe e di nuove scoperte. Ci piace ancora partire, curiosare, perderci lungo una strada che non conosciamo, ma abbiamo imparato ad apprezzare anche il piacere di restare.
Una passeggiata senza fretta, il rumore del mare, la luce del tardo pomeriggio sulle montagne, il vento che accarezza la pelle. Sono momenti semplici, apparentemente insignificanti, che spesso finiscono per lasciare un ricordo più duraturo di tanti luoghi visitati in fretta.
Abbiamo ritrovato un’isola che conoscevamo, ma l’abbiamo vissuta con uno spirito diverso. Ci siamo goduti il soggiorno a Morro Jable, il mare e il piacere delle giornate senza programmi rigidi. E, nel mezzo di questa tranquillità, abbiamo aggiunto due nuove scoperte al nostro personale ricordo di Fuerteventura.
Cofete, con la sua immensità e la sua bellezza selvaggia.
Playa de los Ojos, con le sue rocce, le sue cavità naturali e il suo carattere appartato.
Due luoghi diversi, accomunati dalla forza di una natura che, in questa parte dell’isola, conserva ancora un fascino autentico.
Non tutti i viaggi devono necessariamente portarci lontano da ciò che conosciamo. A volte è sufficiente tornare, guardare con occhi diversi e concedersi il tempo di vivere ciò che ci circonda.
Perché viaggiare, almeno per noi, non è mai stato soltanto collezionare luoghi da aggiungere a una lista. È stato soprattutto lasciarsi attraversare dalle esperienze, portarsi a casa immagini, emozioni e frammenti di vita che, anche a distanza di anni, continuano ad accompagnarci.
E forse il privilegio più bello, dopo tanti anni trascorsi in giro per il mondo, è proprio questo: poter tornare in un luogo già conosciuto senza pretendere che ci sorprenda a ogni costo, lasciando invece che sia lui, con i suoi silenzi e la sua bellezza, a regalarci qualcosa di nuovo.
Fuerteventura, questa volta, ci ha regalato proprio questo: il piacere di rallentare, la meraviglia di due luoghi ancora da scoprire e la consapevolezza che non sempre occorre andare lontano per sentirsi in viaggio.
A volte basta fermarsi davanti all’oceano, guardare l’orizzonte e lasciarsi portare dai propri pensieri.
E scoprire che, nonostante tutti i luoghi che abbiamo visto, c’è ancora tanta bellezza capace di sorprenderci.
